L'assassino è tra noi (ultima parte)

scritto da Vince75
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Testo: L'assassino è tra noi (ultima parte)
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La dottoressa Mutti si sentì presa in giro. Si alzò di scatto, protestando: si doveva avvisare la polizia e il medico legale, subito! Gli altri stavano per unirsi a lei, ma il commissario disse che la polizia era lui, perciò andava tutto bene, e che stessero tutti seduti, tanto era questione di pochi minuti ancora.
Ironica, la voce del padrone di casa intervenne sulle ultime parole di Antonio:"Perché, tu credi di poter risolvere un omicidio in pochi minuti? Non è che ti stai sopravvalutando?"-
"Silenzio!" rispose Laura e il commissario non si intromise. Laura era tornata a sedere, Francesco pure, e nessuno parlò più.
E poi accadde. Laura trillò:"Fatto!" mentre quasi contemporaneamente il commissario mormorò:"Capito!" i due si guaradrono. Era un momento magico perché solo per pochi istanti Laura e Antonio avrebbero agito con un'intesa perfetta.
Laura fu rapida ed inaspettata: con uno scatto raggiunse la vetrina delle preziose ceramiche e,tra l'orrore di tutti, rapidissima le afferrava e le scagliava in terra una per una mentre il commissario si era spostato dietro la sedia dell'assassino e lo aveva bloccato.
Il coro greco si immobilizzò: per la sorpresa, per la rapida azione, le conseguenze inevitabili. Denise era scossa da un tremito forte e si abbracciò, come per proteggersi.
L'assassino iniziò a protestare. "Stai zitto, per favore" mormorò Antonio. "Come hai potuto? Come hai potuto?" nelle sue parole c'era amarezza e delusione. Laura aveva iniziato a piangere: due lacrime, il massimo che si concedeva nelle situazioni difficili. Due lacrime sono tante, per chi non piange mai: due sono più che abbastanza per una delusione cocente, per l'insensatezza della situazione.
"Come hai potuto avvelenare un amico?"
"Non ho niente da dire" rispose l'assassino.
"Allora parla tu, Laura", disse il commissario. Concedere la parola a Laura era l'unico modo per placare, anche solo per poco, il dolore della professoressa.
"Antonio non ci metterà molto a scoprire come hai avvelenato Giuseppe: tu avevi il movente e hai creato l'opportunità. iL traffico di oggetti falsi, estremamente ben fatti, così bene che neppure io l'avevo capito ma purtroppo Giuseppe sì, e credo anche da molto. E sono sicura che lui te ne aveva parlato, cercando di convincerti a smettere, giurandoti che, per l'affetto che vi legava, non avrebbe detto nulla."
"Ma tu", intervenne Antonio, "avido verme, non hai voluto correre il rischio e ti sei sentito così bravo da commettere questo delitto in mia presenza, per crearti un alibi perfetto. Sono disgustato...ti mancava forse il denaro?"
"Temo di sì, Antonio", riprese Laura "il denaro è un concetto fluido, personale. L'avidità non ha limiti:la puoi nascondere, ma prima o poi emerge nei modi più strani e inconsueti, e se incontra l'arroganza il risultato è micidiale."
"Come ci siete arrivati?"  chiese un ospite che era sempre rimasto zitto, facendo sentire per la prima volta un esile voce dal fondo del tavolo.
"Ho disegnato gli sguardi" rispose Laura, improvvisamente intimidita "e Antonio, sono sicura,ha messo insieme file di parole. Ma la prova decisiva, penso per entrambi, sono state le due parole di Giuseppe, che non aveva tolto gli occhi dalla vetrina davanti a lui, come calamitato. Si capiva che avrebbe voluto parlare. Era lo sguardo di chi aveva un presentimento, e un po' non ci vuole credere, e un po' corre incontro al suo destino. Poteva sembrare che fosse immerso nella contemplazione di quegli oggetti antichi e affascinanti, esposti in modo così perfetto, così tanti, forse troppi...è stato proprio mentre contemplava, e un attimo prima di morire,che ha sussurrato: terra presente."
"Ma che c'entra?" chiesero tutti insieme i commensali.
"Giuseppe ha voluto indicarci la via: le ceramiche sono dette anche terracotte e, in modo particolare, la collezione di Federico erano di terre sigillate. Con l'aggettivo presente Giuseppe ci ha detto che le ceramiche appartenevano al presente,erano contemporanee e dunque potevano essere solo copie. Per questo era mesto e sconfortato. Per questo ti guardava, Federico, e ti implorava! Ti implorava senza parole, ti chiedeva disperatamente di parlare ad Antonio. Ti stava dicendo che era l'occasione giusta per provare a sistemare tutto, perchè lui ti aveva già perdonato".
A quel punto il tremito di Denise divenne pianto,  provvidenziale per sè e per gli altri ospiti che insieme si riscossero, sciogliendo insieme le loro emozioni.

L'assassino è tra noi (ultima parte) testo di Vince75
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